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Bagni di natura

26 ago
Tempo di lettura: 4 min

"Bagno di natura" è la traduzione italiana di shinrin-yoku, un termine giapponese che significa letteralmente "immergersi nell'atmosfera del bosco". Non si tratta di un bagno in senso letterale, né di un'escursione o di un'attività sportiva: è la pratica di camminare lentamente in un bosco, senza meta né fretta, usando tutti e cinque i sensi per percepire l'ambiente — il suono del vento tra le foglie, l'odore della terra umida, la luce filtrata dalle chiome, la consistenza della corteccia sotto le dita.


Il termine è stato coniato ufficialmente nel 1982 dall'Agenzia Forestale del Giappone, come parte di una campagna per incoraggiare i cittadini a frequentare i boschi del paese e, indirettamente, per promuoverne la tutela. Anche il nome racconta qualcosa della sua filosofia: "yoku", in giapponese, è la stessa parola usata per il bagno inteso come immersione — lo stesso termine di "nyu-yoku" (fare il bagno nella vasca) o "nikko-yoku" (bagno di sole). Shinrin-yoku significa quindi letteralmente "immergersi nel bosco" con la stessa intenzione totale con cui ci si immerge in una vasca d'acqua: non toccare la superficie, ma lasciarsi avvolgere completamente dall'ambiente.


A differenza di una semplice passeggiata o di un'escursione sportiva, il bagno di natura non ha una meta né un ritmo da mantenere: si pratica deliberatamente senza obiettivi di distanza o velocità, dedicando tutto il tempo necessario a una manciata di gesti sensoriali molto semplici, ripetuti e prolungati. Il primo è respirare consapevolmente: fermarsi, inspirare lentamente dal naso per alcuni secondi e notare la differenza tra l'aria di un bosco e quella respirata abitualmente — più fresca, più umida, spesso carica di odori di terra, resina o foglie in decomposizione. Il secondo è toccare: appoggiare il palmo della mano sulla corteccia di un albero e restarci per qualche istante, notandone la temperatura, la ruvidità, le crepe, oppure sfiorare il muschio, le foglie, la corteccia di un ramo caduto, confrontando texture diverse. Il terzo è guardare verso l'alto: sdraiarsi o semplicemente inclinare la testa indietro per osservare a lungo le chiome degli alberi contro il cielo, il modo in cui i rami si intrecciano senza quasi mai toccarsi (un fenomeno chiamato "timidezza delle chiome", osservabile in molte foreste dense). Il quarto è ascoltare: chiudere gli occhi per qualche minuto e provare a distinguere, uno per uno, tutti i suoni presenti — il vento tra le foglie, un uccello lontano, un ramoscello che scricchiola, il proprio respiro — invece di percepirli come un unico rumore di fondo indistinto.


Questi quattro gesti — respirare, toccare, guardare, ascoltare — sono anche il cuore di come lavorano professionalmente i "forest therapy guide" (formati, tra le altre, dall'organizzazione internazionale ANFT): propongono piccoli "inviti" molto simili a questi per aiutare chi partecipa a rallentare davvero, invece di continuare a camminare con il pilota automatico della quotidianità.


La ricerca scientifica su questa pratica, portata avanti soprattutto dal medico giapponese Qing Li, ha comunque prodotto risultati interessanti da conoscere, anche se non sono il cuore dell'esperienza: alcuni studi mostrano un aumento temporaneo dell'attività delle cellule natural killer del sistema immunitario e una riduzione dei livelli di cortisolo — l'ormone dello stress — dopo il tempo trascorso nel bosco, un effetto attribuito in parte ai fitoncidi, sostanze volatili naturalmente rilasciate dagli alberi. Vale la pena essere onesti con i ragazzi su cosa questi studi dimostrano davvero: gli effetti misurati sono reali ma di breve e medio termine, la ricerca è ancora concentrata soprattutto in Giappone e Corea del Sud, e servono studi più ampi per generalizzare questi risultati. Ma per praticare il bagno di natura non serve aspettare che la scienza sia definitiva: bastano i quattro gesti sensoriali descritti sopra, ripetuti con calma, per sperimentare in prima persona qualcosa che non richiede una dimostrazione di laboratorio per essere percepito come vero.


Per un gruppo di ragazzi di scuola media, una versione semplificata di questa pratica — un'ora in un bosco vicino alla scuola, senza cellulari, con l'insegnante che guida uno dopo l'altro i quattro gesti (respirare, toccare, guardare, ascoltare), lasciando ogni volta qualche minuto di silenzio — è un modo diretto per sperimentare cosa significhi davvero "stare" in un ambiente naturale, invece di attraversarlo distrattamente.



Riferimenti

  • Paper: Effects of forest environment (Shinrin-yoku/Forest bathing) on health promotion and disease prevention — the Establishment of "Forest Medicine" (2022), PMC.

  • Paper: Effects of forest bathing (shinrin-yoku) on levels of cortisol as a stress biomarker: a systematic review and meta-analysis (2019), International Journal of Biometeorology.

  • Web: ANFT — Research on Forest Therapy

  • ANFT — Association of Nature and Forest Therapy: l'organizzazione internazionale di riferimento per la formazione di guide certificate di forest bathing, con network anche in Europa.

  • Guide Ambientali Escursionistiche (AIGAE): in Italia molte guide certificate propongono percorsi ufficiali di "forest bathing" all'interno di parchi e riserve naturali.

  • Enti gestori di parchi e riserve naturali regionali, sempre più spesso promotori di sentieri e giornate dedicate al bagno di natura come attività di educazione ambientale.






 
 
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