Coltiva la fantasia

Dare un nome proprio a un albero, immaginare cosa "penserebbe" un sasso se potesse parlare, inventare una storia su dove vada un fiume quando esce dal proprio campo visivo: questi gesti, apparentemente solo giocosi, hanno un ruolo preciso nello sviluppo infantile e restano preziosi anche crescendo, perché costruiscono un legame emotivo con la natura che la sola conoscenza fattuale non riesce a creare da sola.
Gli psicologi dello sviluppo chiamano "animismo infantile" la tendenza spontanea dei bambini più piccoli ad attribuire pensieri, sentimenti e intenzioni a oggetti ed esseri viventi non umani — un albero che "soffre" quando viene tagliato, il sole che "si nasconde" dietro una nuvola. Con la crescita, questo modo di pensare tende a lasciare spazio a una comprensione più razionale e scientifica del mondo, ed è proprio uno degli obiettivi delle carte conoscenza di questo mazzo. Ma questo non significa che l'immaginazione e la componente emotiva del rapporto con la natura debbano sparire del tutto: al contrario, molti pedagogisti ed educatori ambientali sostengono che il legame affettivo, costruito anche attraverso la fantasia e la narrazione, sia una base fondamentale su cui costruire in seguito una vera cura e responsabilità verso l'ambiente — è difficile prendersi cura di qualcosa con cui non si è mai costruito alcun legame personale.
Nelle pedagogie di outdoor education più diffuse, incluse le "scuole nel bosco" arrivate anche in Italia a partire dal 2013, i bambini sono lasciati liberi di inventare, fantasticare e giocare tra i materiali naturali — rami, sassi, foglie, radici — costruendo giocattoli e piccoli mondi immaginari con ciò che trovano, senza oggetti prefabbricati. Questa libertà di reinventare la funzione degli elementi naturali, secondo la ricerca su questo approccio educativo, stimola non solo la creatività ma anche l'autonomia e la capacità di risolvere problemi in modo flessibile.
Dare un nome a un albero specifico che si visita spesso, per esempio, è un piccolo gesto che ha un effetto psicologico misurabile: trasforma un elemento anonimo del paesaggio in un "individuo" riconoscibile, con cui si può tornare a interagire nel tempo, osservandone i cambiamenti stagionali quasi come si farebbe con un amico che si rivede periodicamente. Lo stesso principio vale per inventare storie: immaginare la "biografia" di un animale osservato, il punto di vista di una formica che attraversa il prato, il racconto di un seme che viaggia nel vento — questi esercizi allenano contemporaneamente l'osservazione (perché per raccontare una storia credibile serve conoscere davvero il soggetto) e l'empatia verso forme di vita molto diverse dalla nostra.
Per un gruppo di ragazzi di scuola media, un'attività efficace è la "biografia immaginaria": scegliere un elemento naturale osservato durante un'uscita — un albero, una pozza d'acqua, un insetto — e scriverne una breve storia in prima persona, immaginando la sua giornata, le sue paure, i suoi desideri. L'esercizio funziona meglio quando è preceduto da una fase di osservazione reale e attenta, in modo che la fantasia si costruisca su dettagli veri e non su stereotipi generici.
Dare un significato immaginifico ai fenomeni naturali non è, del resto, un'invenzione moderna pensata per i bambini: quasi ogni cultura umana, prima di avere spiegazioni scientifiche disponibili, ha costruito miti e racconti per dare un senso a ciò che osservava — il tuono spiegato come la voce di una divinità, le stagioni raccontate come il viaggio di una figura mitologica sottoterra e in superficie, le costellazioni lette come storie di eroi e animali nel cielo notturno. Queste narrazioni tradizionali, pur non essendo spiegazioni scientificamente corrette dei fenomeni che descrivono, testimoniano lo stesso identico impulso che questa carta propone di allenare: il bisogno umano di entrare in relazione narrativa con la natura, non solo di analizzarla. Conoscere alcuni di questi miti tradizionali, italiani o di altre culture, può essere un buon punto di partenza per stimolare i ragazzi a inventarne di propri.
Coltivare la fantasia verso la natura, in sintesi, non è in contraddizione con l'atteggiamento scientifico promosso dal resto del mazzo, ma ne è un complemento necessario: conoscere i fatti aiuta a capire come funziona il mondo naturale, ma è il legame emotivo e immaginativo che spesso motiva a volerlo proteggere.
Riferimenti
Web: L'Outdoor Education e le scuole dell'infanzia nel bosco per crescere a contatto con la Natura
Libro: Michela Schenetti, Irene Salvaterra, Benedetta Rossini, La scuola nel bosco (Erickson).
Video
Cercare su YouTube "asilo nel bosco Italia" o "outdoor education scuola infanzia": diversi istituti e associazioni italiane pubblicano documentari brevi sulle proprie attività, utili per mostrare in classe come funziona in pratica questo approccio.
Associazioni
Rete nazionale delle scuole nel bosco e all'aperto (Italia): coordina e mette in contatto le esperienze di outdoor education presenti sul territorio italiano.
Associazioni locali di pedagogia del bosco, sempre più diffuse in Lombardia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna.
Wildlife Trusts e organizzazioni simili a livello europeo: propongono materiali gratuiti su storytelling e attività immaginative in natura, spesso traducibili e adattabili al contesto italiano.