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Coltiva la gratitudine

26 ago
Tempo di lettura: 3 min

Fermarsi, prima di raccogliere una mela da un albero o un mazzo di erbe spontanee da un prato, e riconoscere consapevolmente che si sta ricevendo qualcosa da un altro essere vivente — non un prodotto anonimo comparso su uno scaffale, ma il frutto del lavoro di una pianta specifica, in un luogo specifico — è un piccolo gesto che molte culture tradizionali hanno reso una pratica quotidiana strutturata, e che la cultura contemporanea, abituata all'abbondanza e all'anonimato dei prodotti, ha in gran parte perso.


La scrittrice e botanica Robin Wall Kimmerer, appartenente alla nazione indigena Potawatomi e al tempo stesso scienziata formata nella tradizione accademica occidentale, ha reso questo concetto accessibile a un pubblico internazionale attraverso il concetto di "raccolto onorevole" (honorable harvest): un insieme di principi tradizionali indigeni nordamericani secondo cui si prende dalla natura solo quanto serve realmente, si chiede permesso prima di raccogliere, si ringrazia per quanto si è ricevuto, e si restituisce qualcosa in cambio, in un ciclo di reciprocità che si oppone all'idea di un ambiente naturale come semplice magazzino di risorse da sfruttare. Questi principi sono raccontati in modo accessibile anche a un pubblico giovane nei suoi libri, tradotti in italiano con titoli come Economia del dono e La meravigliosa trama del tutto.


Al di là della tradizione indigena, la gratitudine come pratica psicologica ha anche una solida base di ricerca scientifica occidentale, indipendente da qualunque riferimento culturale specifico: uno studio ormai classico della psicologia positiva, condotto dai ricercatori Robert Emmons e Michael McCullough nel 2003, ha dimostrato che le persone invitate a tenere regolarmente un diario della gratitudine — annotando periodicamente alcune cose per cui si sentono grate — riportano livelli più alti di benessere, ottimismo e persino minori disturbi fisici rispetto a chi tiene invece un diario neutro o concentrato sui fastidi quotidiani. Applicare questo stesso principio specificamente alla natura — essere grati per un albero che offre ombra, per la pioggia che permette ai campi di crescere, per un animale osservato durante una passeggiata — unisce i benefici psicologici già documentati della gratitudine generale a un rafforzamento specifico del legame con l'ambiente naturale.


Praticare la gratitudine verso la natura non richiede rituali complessi: può bastare, alla fine di un'uscita all'aperto, dedicare un minuto a nominare ad alta voce (o scrivere) tre cose specifiche di cui si è stati grati durante l'esperienza — non genericamente "la natura", ma un dettaglio preciso notato in quel momento: la corteccia ruvida di un albero specifico, il canto di un uccello identificato, l'ombra fresca trovata in una giornata calda. La specificità, secondo la ricerca sulla gratitudine, è proprio ciò che rende la pratica efficace: una gratitudine generica e ripetitiva perde rapidamente forza, mentre l'attenzione a dettagli sempre nuovi la mantiene viva.


Per un gruppo di ragazzi di scuola media, un esercizio efficace è il "grazie specifico": dopo ogni uscita legata a questo mazzo di carte — che sia una piantumazione, una raccolta di erbe spontanee o semplicemente una passeggiata — chiudere l'esperienza con un giro in cui ciascuno condivide una cosa concreta, osservata quel giorno, per cui si sente grato. Ripetuto nel tempo, questo semplice rituale costruisce un'abitudine mentale che va ben oltre il gioco.


Per l'agroecologia, questo atteggiamento ha anche un risvolto molto pratico: un'agricoltura che tratta il suolo, l'acqua e le piante come qualcosa da cui si riceve e a cui si deve restituire, invece che come risorse da sfruttare senza limiti, è esattamente il principio su cui si fondano le pratiche agroecologiche più sostenibili raccontate in diverse carte conoscenza di questo mazzo. Non è un caso che molte tradizioni contadine italiane, prima dell'agricoltura industriale, prevedessero piccoli gesti rituali di ringraziamento legati al raccolto — dalla prima spiga lasciata al campo a benedizioni stagionali legate alla semina e alla mietitura: pratiche diverse per forma da quelle indigene nordamericane raccontate da Kimmerer, ma nate dallo stesso bisogno universale di riconoscere ciò che si riceve dalla terra.


Riferimenti

  • Libro: Robin Wall Kimmerer, Economia del dono (trad. it.), Mondadori.

  • Paper: Emmons, R.A. & McCullough, M.E. (2003). "Counting blessings versus burdens: An experimental investigation of gratitude and subjective well-being." Journal of Personality and Social Psychology 84(2), 377–389.

  • Cercare su YouTube conferenze e interviste di Robin Wall Kimmerer sul concetto di "honorable harvest" (disponibili anche sottotitolate in italiano su alcune piattaforme).

  • Circoli e associazioni di orticoltura sociale e comunitaria, che spesso integrano pratiche di gratitudine e cura reciproca nella coltivazione condivisa.

  • Gruppi di mindfulness e psicologia positiva locali, che propongono laboratori di gratitudine applicabili anche in contesto scolastico.

  • Slow Food (progetti di educazione al gusto): promuove un rapporto di rispetto e riconoscenza verso il cibo e la sua origine, coerente con questa pratica.





 
 
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