Gli alberi si parlano!
Aggiornamento: 10 ott

Gli alberi non sono isolati: comunicano tra loro in continuazione, usando canali diversi a seconda del tipo di messaggio da trasmettere e della distanza da coprire. Non esiste un solo modo in cui "si parlano" — ne esistono almeno tre, e ciascuno racconta qualcosa di diverso su come funziona davvero un bosco.
Il primo canale è l'aria. Molti alberi, quando vengono attaccati da un insetto, rilasciano nell'aria ormoni e composti volatili di difesa — tra i più comuni il metil-jasmonato e l'etilene — che gli alberi vicini possono "percepire" attraverso le foglie. Uno dei primi esperimenti a dimostrarlo, condotto nel 1983 su pioppi e aceri da zucchero, mostrò che le piante non danneggiate vicino a quelle attaccate aumentavano rapidamente la produzione di sostanze difensive (tannini e composti fenolici), pur non essendo state toccate da alcun insetto: l'unico collegamento possibile era un segnale trasportato dall'aria. Un caso ancora più spettacolare riguarda le acacie africane: quando kudu e giraffe iniziano a brucarne le foglie, le acacie rilasciano etilene nell'atmosfera; le acacie sottovento, percependo il gas, aumentano in pochi minuti la produzione di tannini amari nelle proprie foglie, scoraggiando l'animale a proseguire.
Il secondo canale è il contatto diretto tra le radici. Alberi della stessa specie che crescono vicini possono, nel tempo, fondere naturalmente le proprie radici in un processo chiamato innesto radicale, creando un collegamento fisico diretto attraverso cui passano acqua, zuccheri e altre sostanze. Questo fenomeno è particolarmente comune tra conifere della stessa specie cresciute fitte — pini, abeti, douglasie — ed è noto ai forestali fin dai primi del Novecento. Un caso straordinario, scoperto in una foresta della Nuova Zelanda, riguarda un ceppo di kauri privo di foglie, apparentemente morto: gli scienziati hanno scoperto che restava vivo da anni perché gli alberi vicini, collegati ad esso tramite radici innestate, continuavano a rifornirlo di acqua e nutrienti, come se l'intero gruppo di alberi funzionasse come un unico organismo condiviso. Questo collegamento fisico, però, non porta solo vantaggi: lungo le stesse radici innestate può propagarsi anche un agente patogeno da un albero malato a uno sano, come accade con la grafiosi dell'olmo, una malattia fungina che si diffonde più rapidamente proprio attraverso le radici condivise tra olmi vicini.
Il terzo canale, il più conosciuto, è la rete di funghi nel sottosuolo, soprannominata "wood wide web". Nasce da un'alleanza antichissima tra piante e funghi, la simbiosi micorrizica: il fungo avvolge o penetra le radici degli alberi, riceve zuccheri prodotti dalla fotosintesi e, in cambio, con la sua fittissima rete di filamenti (le ife), raggiunge acqua e minerali che l'albero da solo non troverebbe. Uno stesso filamento fungino può collegare le radici di alberi diversi, anche di specie diverse, creando una rete condivisa che attraversa l'intero bosco e lungo la quale possono viaggiare anche segnali chimici di allarme. Per dimostrare questi scambi, la ricercatrice Suzanne Simard ha marcato con isotopi radioattivi il carbonio delle foglie di alcuni alberi e ne ha rintracciato il percorso: nel giro di poche ore, quel carbonio compariva nelle radici di alberi vicini collegati dalla stessa rete fungina, anche di specie diversa. Si stima che esistano più di 6.000 specie di funghi capaci di formare micorrize, e che oltre il 90% delle specie vegetali terrestri, incluse quasi tutte le piante coltivate dall'uomo, dipenda da questa alleanza per crescere in salute. In uno dei suoi esperimenti più citati, Simard ha inoltre documentato che una singola rete fungina in un bosco di douglasie può collegare fisicamente decine di alberi diversi tra loro, anche a più di trenta metri di distanza l'uno dall'altro. Gli alberi più vecchi e grandi, spesso chiamati "alberi madre", risultano collegati a un numero particolarmente alto di alberi più giovani, ai quali la rete può indirizzare più risorse. Le reti fungine più estese mai misurate sono impressionanti: un singolo fungo del genere Armillaria, scoperto in Oregon, si estende per circa 3,7 miglia quadrate ed è tra gli organismi viventi più grandi del pianeta.
Aria, radici a contatto diretto, reti fungine: tre canali diversi che, insieme, rendono un bosco molto più simile a un'unica comunità interconnessa che a una semplice somma di alberi isolati. Per l'agroecologia questo ha un valore pratico: un suolo poco disturbato, ricco di sostanza organica, mantiene intatte sia le reti fungine sia le condizioni che favoriscono gli innesti radicali, mentre l'aratura profonda e l'uso intensivo di sostanze chimiche spezzano questi collegamenti, lasciando le piante più fragili e isolate. Coltivare rispettando il suolo significa anche proteggere la capacità delle piante di restare, letteralmente, in contatto tra loro. In una monocoltura, dove tutti gli alberi appartengono alla stessa specie e sono piantati a distanza regolare per facilitare la raccolta meccanica, queste reti di comunicazione naturale risultano quasi assenti: secondo diversi ricercatori forestali, questo isolamento contribuisce a rendere le piantagioni intensive più vulnerabili a parassiti e malattie rispetto a un bosco naturale, dove gli alberi possono avvisarsi e sostenersi a vicenda.
Riferimenti
Paper: Baldwin, I.T. & Schultz, J.C. (1983). "Rapid changes in tree leaf chemistry induced by damage: evidence for communication between plants." Science 221(4607), 277–279.
Paper: Van Hoven, W. (1991). "Mortalities in Kudu (Tragelaphus strepsiceros) populations related to chemical defence of trees." Revue de Zoologie Africaine 105, 141–145.
Paper: Leuzinger, S. & Bader, M.K.F. et al. (2019). "Nurse effect of a living tree stump." iScience 19, 1111–1118.
Paper: Simard, S.W., Perry, D.A., Jones, M.D. et al. (1997). "Net transfer of carbon between ectomycorrhizal tree species in the field." Nature 388, 579–582.
Libro: Simard, S. (2021). Finding the Mother Tree: Discovering the Wisdom of the Forest. Knopf.
Web: A tree stump that should be dead is still alive; here's why — ScienceDaily
Web: Dutch elm disease — Wikipedia (per la trasmissione di patogeni attraverso radici innestate)
Approfondimenti teorici
Collegamenti curricolari: scienze naturali (simbiosi, comunicazione chimica tra piante, anatomia delle radici, ecosistemi forestali); educazione ambientale (agroecologia, gestione sostenibile del suolo).
Fonti per approfondire in classe: TED Talk di Suzanne Simard "How trees talk to each other" (2016, sottotitolato in italiano) per il canale della rete fungina; il caso del ceppo di kauri neozelandese (ampiamente documentato con foto/video) per il canale dell'innesto radicale.
Spunti critici: dei tre canali descritti, quello più discusso tra gli scienziati è proprio la rete fungina. Una revisione del 2024 (Karst et al., su 28 esperimenti in foresta) ha trovato prove deboli di un reale beneficio per le piantine più giovani attraverso questa rete, e un modello del 2025 di Oxford propone che alcuni segnali chimici siano più simili a un "origliare" involontario che a una comunicazione intenzionale. I canali della comunicazione aerea e dell'innesto radicale, invece, poggiano su prove sperimentali più solide e meno dibattute. Buona occasione per discutere con la classe come, all'interno di uno stesso argomento, alcune scoperte siano più consolidate di altre.
Esperienze
Il segnale che non si dice (echo del canale aereo/ormonale) — Per una sera, in famiglia, provate a comunicare un'informazione importante ("è ora di cena", "sono stanco", "ho bisogno di una mano") usando solo segnali indiretti concordati in anticipo — un oggetto lasciato in un punto preciso, un odore, una luce accesa — invece delle parole. Alla fine confrontatevi: quanto ci avete messo a "decifrarvi"? È stato più difficile o più naturale del previsto?
Il ceppo nascosto (echo dell'innesto radicale) — Per una settimana, a scuola o in famiglia, ognuno sceglie in segreto una persona a cui offrire un piccolo aiuto concreto senza che questa lo chieda e senza rivelare di averlo fatto. A fine settimana, ciascuno racconta cosa ha ricevuto — se se n'è accorto — e cosa ha dato, riflettendo su quanto supporto reale passi senza essere richiesto esplicitamente, proprio come il ceppo di kauri tenuto in vita dai vicini.
La rete di classe (echo della rete fungina) — A scuola, in cerchio, con un gomitolo di lana: ogni ragazzo lo lancia a un compagno dicendo una cosa che ha imparato da lui/lei o che gli ha dato, tenendo il proprio capo del filo. Alla fine si forma una rete fisica visibile che collega tutta la classe — un modo concreto per "vedere" quante connessioni invisibili esistono già tra le persone, come la rete fungina che collega gli alberi del bosco.